Impianti TV Digitale Terrestre

 

Installazione Impianti centralizzati

L’impianto centralizzato per il digitale terrestre

Con l’avvento della tecnologia digitale terrestre, DTT, l’impianto centralizzato, come quello singolo, ha nel presente, ormai digitale, vincoli più precisi e non permette più nessuna approssimazione.

Uno dei problemi è rappresentato proprio dalla durata della fase di switch-off in cui purtroppo, ancora non tutte le emittenti saranno passate in digitale, creando uno scompiglio nello spettro, dovuto alla presenza di portanti analogiche, con livello del segnale molto piu’ elevato, rispetto alle adiacenti portanti digitali, caratterizzate da un segnale di livello piu’ basso, questo potrebbe essere causa di disturbi in particolar modo nei sistemi “AGC” (controllo automatico del guadagno).

Ci sembra comunque logico, dovendo installare un impianto condominiale oggi o domani, ignorare la realtà ancora parzialmente analogica e progettare da subito un impianto pensato soltanto per il digitale, accontentandosi di vedere ancora per pochi mesi i residui canali analogici con tutti gli eventuali disturbi.

 Gli impianti centralizzati sono suddivisibili in due tipi: quelli detti “a larga banda” e quelli chiamati “canalizzati”.

Gli impianti centralizzati “a larga banda” sono strutturati come i singoli ovvero schematizzabili in un’antenna che riceve e un dispositivo collegato che amplifica e divide il segnale fornendo in uscita un livello di segnale sufficiente ad alimentare tutte le prese tv dell’impianto, fate attenzione a questo concetto, non è il numero dei televisori che va considerato ma il numero delle prese presenti nell’impianto.

La distribuzione dei segnali alle prese avviene, in un impianto correttamente realizzato, attraverso dei componenti, ai piu’ sconosciuti, chiamati “derivatori induttivi” questi componenti permettono di distribuire il senale in maniera corretta, separandolo dalla linea dorsale, con la quale non hanno nessun collegamento fisico ma soltanto “induttivo” proprio come un trasformatore.

L’impianto di tipo “canalizzato”, concettualmente più complicato, inizialmente nato per distribuire i canali televisivi in maniera molto piu accurata, permetteva infatti, di amplificare e distribuire i canali singolarmente spostandoli di frequenza se necessario e controllandone l’amplificazione in maniera indipendente. Questo tipo di impianto era molto usato ai tempi di “Montecarlo Svizzera e Capodistria”.

Questo tipo di impianto ha cominciato a mostrare i suoi limiti alla nascita delle televisioni private, quando il numero delle emittenti locali è cominciato a crescere e si rendevano così necessari e continui aggiornamenti assolutamente antieconomici, tornato di moda ai tempi dei primissimi segnali satellitari, perchè permetteva di inserire qualche canale satellitare, (CNN BBC ecc.) nel normale impianto televisivo senza modificare troppo l’impianto di distribuzione. Ripescato e ripensato ma concettualmente lo stesso, alla nascita del digitale satellitare sopratutto per la possibilità di “trasferire” “transponder digitali sullo stesso cavo terrestre, (da quì il nome transmodulatori) ma i limiti gia’ visti sin dalle sue prime apparizioni sono rimasti invariati e sopratutto oggi con il sistema televisivo sia terrestre che satellitare in continua evoluzione non è piu utilizzato. Un sistema molto simile a questo è correntemente utilizzato negli Hotel per la distribuzione della tv o di contenuti multimediali  nelle camere.

Per adattare un impianto condominiale di tipo canalizzato alla ricezione dei nuovi multiplex digitali terrestri bisognerà quindi controllare la corrispondenza dei moduli installati con le nuove frequenze digitali che si vogliono ricevere, operazione difficile in questi tempi di assestamento dell’orizzonte elettromagnetico e sebbene sia possibile impiegare un numero di moduli pari al numero massimo dei canali attivi al momento o potenzialmente attivi nel futuro, i vantaggi di questo tipo di impianto sono messi fortemente in discussione dall’avvento dei canali criptati, per la visione dei quali è necessario usare una carta personale per l’accesso condizionato (a meno di non ipotizzare un “abbonamento condominiale” che non ci risulta sia mai stato offerto sul mercato, stiamo regalando un’idea…).

L’obsolescenza concettuale di questo tipo di impianto è ancor più evidente prendendo atto che la televisione digitale non è fatta soltanto di audio e video ma anche di dati testuali o applicazioni software. Il servizio EPG, che consente di avere sullo schermo una tabella con tutti i programmi in onda e quelli che seguiranno, deve poter essere chiamato dal singolo condomino e quindi non può essere gestito da un impianto con sintonizzatore centralizzato. L’unico vantaggio possibile da questo tipo di impianto, rinunciando a tutti i servizi interattivi e di informazione, alla possibilità di godere di immagini in alta definizione ed audio di qualità, potrebbe consistere nel centralizzare un certo numero di ricevitori per il segnale digitale terrestre ed usarli per ritrasmettere in analogico ai televisori del palazzo un singolo canale TV digitale. Questa soluzione (problematica da realizzare sul piano pratico visto l’elevatissimo numero dei “canali TV” in onda, che tra l’altro varierà costantemente negli anni) renderebbe superfluo l’acquisto di un sintodecoder digitale terrestre per ogni televisore del condominio, riducendo però drasticamente le comodità e le qualità digitali oggi possibili.

Lo schema di impianto “canalizzato”, quindi, è probabilmente poco adatto alla nuova televisione digitale, per questo ci sentiamo di consigliare per questioni di costo e di praticità l’impianto centralizzato “a larga banda”, che fornisce a tutte le prese degli appartamenti un segnale a banda intera sfruttabile da singoli ricevitori. A margine annotiamo che, invece, la soluzione del “sintonizzatore centralizzato” potrebbe invece rivelarsi interessante se applicata dal singolo condomino al singolo impianto, anche in aggiunta all’uso di altri ricevitori piazzati in casa: in fondo, per evitare di avere un sintodecoder per televisore, se ne può piazzare uno a monte del proprio impianto e distribuire il segnale rimodulato in analogico in uscita a tutti i televisori di casa tramite il cavo di antenna. Anche in questo caso ci sarebbero delle rinunce qualitative da fare e la flessibilità sarebbe ridotta non potendo avere un programma diverso per ogni televisore, ci sarebbe però la possibilità di vedere un programma a pagamento, contemporaneamente su tutti i televisori di casa, con una sola carta di accesso condizionato.

Distribuzione del segnale
La realizzazione dell’impianto di distribuzione del segnale è il lavoro più delicato sul quale porre la massima attenzione, la corretta progettazione e la scelta dei materiali impiegati farà la differenza ed il lavoro avrà risultati eccellenti
I connettori i partitori ed i derivatori andranno scelti ed utilizzati con metodo, da loro dipenderà la qualità finale dell’impianto. un utilizzo di metodologie scadenti o materiali non corretti farà peggiorare in maniera evidente la qualità del segnale con conseguenti “squadrettamenti”.

Qualità
un ultimo suggerimento in questo momento economico o di crisi, dove il fattore economico è di fondamentale importanza, il consiglio è di puntare sulla qualità anzichè sul prezzo, non è affatto possibile risparmiare indiscriminatamente, perchè, prezzo basso non sempre significa risparmio, ciò che costa poco vale anche poco,  utilizzando materiali scadenti, prodotti errati o soluzioni semplicistiche, si rischia di eseguire il lavoro due volte, con conseguente aggravio di ulteriori spese.